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    September 05

    palermo- roma

      
     
     

    prima di campionato, palermo 0 ROMA 2

     e' iniziato il campionato della ROMA.

    e chi ce ferma più

     

    La squadra di Spalletti domina il primo tempo e va a segno con Mexes e Aquilani
    Nella ripresa i rosanero tirano fuori la grinta ma ci si mettono Doni e la sfortuna

     

     

    La Roma parte col piede giusto
    2-0 sul campo del Palermo

     

     

    PALERMO - Una bellissima Roma nel primo tempo, un Palermo all'arrembaggio nella ripresa. Alla fine il risultato premia la squadra di Spalletti che vince per 2-0 al "Barbera" con i gol di Mexes e Aquilani e si accredita come una delle grandi protagoniste della stagione appena iniziata.

    Per i primi 45' la Roma si conferma una macchina perfetta e impartisce una lezione di calcio. I rosanero salgono in cattedra solo nel secondo tempo quando contrappongono grinta, caratteristica fondamentale delle squadre di Colantuono, oltre a maggiore solidità grazie anche agli azzeccati inserimenti di Bresciano, Cavani e Migliaccio. Il Palermo esce con una sconfitta ma dimostra di avere tutte le potenzialità per un fare un buon campionato.

    Colantuono lascia Bresciano in panchina, non al meglio della condizione, opta per il 4-4-2 e sceglie a centrocampo Tedesco e Jankovic per le due corsie; Amauri, reduce dalla tripletta nell'amichevole con il Real Saragozza, convince il tecnico che gli regala subito un posto da titolare in coppia con Miccoli. In difesa sulla sinistra Capuano sostituisce Pisano alle prese con un problema all'inguine. Assenti gli squalificati Brienza e Diana.

     


    Spalletti, che deve rinunciare a Perrotta, fermato dal giudice sportivo per l'espulsione rimediata in supercoppa prima ancora del suo ingresso in campo, ha gli uomini contati e porta in panchina anche Della Penna, giovane della primavera. Inizialmente fuori dagli undici titolari l'ultimo arrivato in casa giallorossa, Cicinho. Per il resto solito 4-2-3-1 con Totti principale riferimento in avanti coadiuvato dal trio Taddei-Giuly-Vucinic.

    Roma piu' determinata e incisiva fin dalle prime battute. Taddei mette paura alla retroguardia di casa con un gran tiro che Fontana mette in angolo e gia al 4' i giallorossi passano in vantaggio: Taddei avanza sulla destra, entra in area e mette il pallone sul palo opposto dove Mexes può solo appoggiare in rete.

    Dopo qualche minuto di sbandamento il Palermo reagisce e sfiora il pari al 10' con Capuano che raccoglie un colpo di testa di Amauri e colpisce in pieno la traversa. Al 15' Miccoli su punizione costringe Doni a una gran parata. I rosanero tengono l'iniziativa ma faticano a trovare spazi e uomini smarcati perché la Roma gioca praticamente a memoria. I giallorossi sono abilissimi a far girare la palla soprattutto nella zona centrale del campo.

    Al 27' arriva il raddoppio con un gran tiro dalla distanza di Aquilani che si infila all'angolino alla sinistra di Fontana. Il Palermo subisce il colpo, stenta a riprendere l'iniziativa, anche perché la Roma evidenzia superiorità in ogni parte del campo e Totti e compagni arrivano spesso per primi sulla palla.

    Amauri in avanti fa quel che può ma è poco aiutato e ben controllato. La difesa del Palermo è di burro e al 38' Rinaudo salva a porta vuota dopo che Aquilani si era bevuto pure Fontana. La Roma potrebbe dilagare e Taddei manca di un soffio il tris.

    A inizio ripresa Colantuono prova a cambiare le carte in tavola con gli inserimenti di Cavani e Bresciano per Tedesco e Jankovic e con il passaggio al 4-2-3-1. Subito molto attivi i rosanero che riprendono vigore soprattutto con le giocate dell'australiano che di testa dopo 3' sfiora il palo. Poco dopo però è Fontana a salvare la propria porta con una doppia parata su Giuly e Vucinic.

    Già al 9' Colantuono esaurisce i cambi con Migliaccio al posto di Guana. La Roma tiene palla e la fa girare e il Palermo complice il gran caldo ha difficoltà a pressare. Al 15' gran conclusione di Totti, bravissimo Fontana a salvarsi in angolo.

    Il Palermo cresce, tira fuori la grinta, ma non ha fortuna quando al 20' Miccoli colpisce il palo a portiere battuto. La Roma adesso soffre, Spalletti lo intuisce e inserisce Brighi per Vucinic. Il Palermo insiste e va vicinissimo al gol con Cavani e Amauri, ma la palla non vuole proprio entrare. Al 32' arriva il momento di Cicinho, in campo al posto di Giuly e al 38' Totti lascia il posto Alvarez.

    Finisce tra i meritati applausi dei tifosi del "Barbera" per le due squadre che hanno regalato davvero una bella partita.

    PALERMO-ROMA 0-2
    PALERM: Fontana; Zaccardo, Rinaudo, Barzagli, Capuano; Tedesco (1' st Cavani), Guana (9' st Migliaccio), Simplicio, Jankovic (1' st Bresciano); Miccoli, Amauri.
    In panchina: Agliardi, Matteini, Dellafiore, Cossentino.
    Allenatore: Colantuono.

    ROMA: Doni; Cassetti, Mexes, Panucci, Tonetto; De Rossi, Aquilani; Taddei, Giuly (32' st Cicinho), Vucinic (23' st Brighi); Totti (39' st Alvarez).
    In panchina: Curci, Rosi, Barusso, Della Penna.
    Allenatore: Spalletti.

    ARBITRO: Morganti di Ascoli Piceno.

    RETI: 4' pt Mexes, 27' pt Aquilani.

    NOTE: Serata calda, terreno in buone condizioni. Spettatori: 32.202 per un incasso di 677.816,89 euro. Ammoniti: Barzagli, Guana, Bresciano, Brighi. Angoli: 7-5 per il Palermo. Recupero: 1' pt; 4'st.

     

    la repubblica.it

     

     

    supercoppa2007

      
     
     

    A San Siro la Roma vince la Supercoppa 2007 contro una Inter in evidente ritardo di forma. Il gol decisivo del match è arrivato soltanto al 33' del secondo tempo su fallo di rigore commesso da Burdisso su Totti. Dal dischetto De Rossi lascia partire un tiro sulla sinistra che Julio Cesar intuisce, breve deviazione e palla in tra palo e portiere. Una vittoria in gran parte derivata dalla migliore forma e motivazione dei giallorossi rispetto ai neroazzurri e dalla scarsa preparazione dei campioni d'Italia. L'Inter ha sofferto a centrocampo nei primi 45 minuti di gioco riuscendo comunque a costruire due ottime occasioni per Suazo e Ibrahimovic al 38' e al 45'. Clamorosamente sempre Suazo, lasciato libero a 3 metri da Doni, si è mangiato un gol di testa quasi regalato.

    L'espulsione di Perrotta. Al 26' del secondo tempo un fatto che farà discutere: prima di entrare in campo il romanista Perrotta viene espluso dall'arbitro per proteste precedenti su segnalazione del quarto uomo.

    Il gol su rigore. Pochi minuti più tardi arriva il goal della Roma su rigore e la possibilità di bissare il vantaggio immediatamente dopo con Vucinic. Mancini inserisce Cruz in campo ma è troppo tardi. Il match di conclude 0:1 e la Roma conquista la sua Supercoppa.

    Alla Roma la Supercoppa 2007. Per strana ironia della sorte lo scorso campionato si è concluso con i colori giallorossi allo stadio di San Siro per festeggiare la vittoria della Coppa Italia, oggi il nuovo campionato si apre con gli stessi colori e nello stesso stadio per festeggiare la Supercoppa.

     

    INTER-ROMA 0-1

    INTER: Julio Cesar; Burdisso (42'st Cruz), Cordoba, Materazzi, Chivu; Vieira (22'st Cambiasso), Dacourt (8'st Figo), Zanetti; Stankovic; Ibrahimovic, Suazo

    ROMA: Doni; Cassetti, Panucci, Mexes, Tonetto; De Rossi, Aquilani; Taddei, Giuly (29'st Brighi), Vucinic (46'st Rosi); Totti

    19 agosto 2007  

    Redazione Nonsolocalcio.
     
    August 30

    il cielo sopra roma

    Esco di casa e ci sto dentro, la mia città grande quanto grande il mondo, a volte mi ci perdo non
    la conosco fino in fondo eppure so quanto Roma capoccia è splendida al tramonto  
    img409/1575/gfted4.jpg
     
    per molti un
    vanto, riflessa nello specchio dei negozi persa in mille vizi, troppi pezzi troppi palazzi, mille facce
    mille storie mille volti hai giurato ma alla fine poi ti scordi qualcuno te lo scordi se lo perde per la
    stada ma Roma se ne frega in cambio dalla notte che ti invita fredda che quel freddo ti rimane a
    volte così calda che quel freddo te lo fa scordare, così viziata e vissuta nello stesso tempo
    insegna quante volte ch'ai da esse svelto troppe volte ha visto l'amore fasse rosso su una lama
    de cortello ma dimmi quante volte hai visto il cielo sopra Roma e hai detto quant'è bello
    img69/589/deddddxb9.jpg
     
    viettelo
    a vedè dall'alto scavalca il muro al foro e viemme accanto eccola e stasera non farà la stupida
    darà le mejo stelle la mejo luna che me illumina.

     

    E' nella testa
    tutto qua tutto qua
    comunque resta
    tutto qua tutto qua
    E' nella testa
    tutto qua
    restano le mejo stelle solo le mejo che dà
    E' nella testa
    tutto qua tutto qua
    comunque resta
    tutto qua tutto qua
    E' nella testa
    tutto qua
    tutto quello che mi serve sotto il cielo della mia città.

    Nato in mezzo al fiume della mia città nel cuore della mia città chi nasce qua qua ci resta, la
    gente vive nel posto nel quale abito intorno a me ma non ne vive neanche un attimo, n'adà
    passà d'acqua sotto sti penti prima che si risolvano e ritornino i conti quante ne ho viste vissute
    o ne ho fatte sotto questo cielo giorno e notte, l'ho attraversatata col motorino da parte a
    parte o in matropolitana sotto il suolo sottostante, la sua forma è la mia forma

     

    la Roma di chi se
    ne va ma che tanto poi ritorna, tanti scenari da film per chi si ama quante fontane per bere in
    ogni angolo di Roma negli anni ottanta si girava con lo special cinquanta qualcuno ci aveva
    messo il centoquaranta i ciaetti che facevano una piotta e trenta e sotrie del genere le cose
    grosse più le piccole per crescere, in mezzo a questo sotto questo cielo vivo ed un motivo ce
    sta se lo scrivo.

    img409/7163/03022007lw1.jpg

     

    Roma la città eterna non scende a patti la Roma dei coatti le comitive sui muretti, le borgate la
    periferia i palzzi la Roma degli sguardi che finiscono in scazzi, nei cortili qualcuno sta vendendo
    qualcuno sta comprando una sirena e stanno già scappando via di qui tocca dasse al più presto
    più presto per lasciare un segno in mezzo a tutto questo

     
    la Roma dei romani de Roma de chi la
    vede pe la prima volta e ce se innamora la Roma bene acchittata che pe acchittasse paga
     le sale
    giochi la mattina coi pischelli che hanno fatto sega il fronte i fasci il forte gli autonomi le
    situazioni brutte di notte stazione termini il bionno tevere il cilo sopra Roma che non smette mai
    de vivere.

    August 19

    nel nome dell'arte

    Non ricordo nemmeno quando la conobbi. Sapete, per le persone come me il tempo non esiste.  

    Avevo passato la notte sulla panchina di un parco (non ricordo quale, so solo che in quel periodo vagabondavo per Milano) e al mio risveglio mi trovai seduto. Ricordo vento, tanto vento. E foglie impazzite che si rincorrevano. Qualche anziano passeggiava su e giù per i viali con i giornali sottobraccio. Una giovane mamma passò davanti alla panchina con un passeggino ed accelerò immediatamente. Mi sembrava tutto così surreale… una folata di vento tentò invano di strappare il giornale ad un signore anziano.

    "Credi nell’amicizia?"

    Era stata la persona al mio fianco a parlare. Una voce femminile. E giovane. Non so perché, ma io capii che stava parlando con me. Senza voltarmi risposi: "Non ho amici."

    La ragazza non disse niente per un po’, il che mi fece supporre che la nostra conversazione fosse già terminata. Di nuovo, tutto mi sembrò surreale.

    Lisa disse: "Non mi interessano la lunghezza e la larghezza delle cose. A me interessa la profondità."

    Io non risposi. Ero troppo affamato e troppo disperato per mettermi a filosofeggiare.

     

    "E credi nell’amore?" chiese ancora.

    "Non me lo posso permettere", risposi io. "Sto già troppo male così."

    E lei, come se niente fosse, cambiò un’altra volta discorso: "E poi non mi interessano le cose importanti, credo che tutto dipenda dalle piccole cose. Una vita umana non è altro che un cazzo dentro una fica, non è nient’altro che casualità. Io credo che la terra giri su due piccole rotelline.

     

     

    "Io credo che tu sei un po’ suonata", risposi io. Lo dissi ma non lo pensai. Chissà perché, non lo pensai.

     

    "Io credo nella musica", disse di nuovo lei. Non ci eravamo ancora guardati negli occhi. Continuò: "Una canzone non è altro che un insieme di note e parole. La musica è l’emblema della casualità."

    Non risposi.

    "Ed io voglio entrarci dentro", disse. "Farne parte."

    Poi finalmente mi guardò e allungò un braccio verso di me

    "Lisa", disse.

    Le strinsi la mano e notai che era calda. La mia invece era gelata.

    "Joe", dissi. "Piacere." E poi la guardai.                             

    Da quel momento solo un susseguirsi di ricordi. Un caleidoscopio di emozioni. Nemmeno adesso riesco a distinguere i sogni dalla realtà. Solo una gran confusione, ed una gran voglia di vivere. Sì, una gran voglia di vivere. Sporco, affamato, con il cuore a pezzi… ma desideroso di vedere il sole, di sentire un altro giorno che nasce.

             

    Lisa era anche questo. Era energia, era positività, era la stella della notte. E di lei ora ho solo ricordi confusi, un intricato sentiero di emozioni. Quante città abbiamo visto, abbracciato, vissuto, sotto a quanti ponti abbiamo dormito, quanta vita ci siamo donati.

                

    Il primo ponte era a Milano. Il fuoco e le coperte bastavano a malapena per scaldarci. E allora giù vino a volontà.

                             

    "Sono un rifiuto della società", dissi. "Tutti mi evitano. Faccio paura ai bambini. Non ho un lavoro, non ho una casa. Non ho niente."

                   

    E giù un altro sorso di vino.

                                  

    Lisa scoppiò a ridere. Eravamo soli sotto al ponte. Il fuoco che avevamo acceso disegnò strani riflessi sul suo viso.

                 

    "Sei felice?" le chiesi un po’ scocciato. "Godi delle mie disgrazie?"

    "Cos’è la felicità?" chiese lei.

                      

    "Avere qualcosa in cui credere", le risposi. "Delle sicurezze a cui appoggiarsi."

                                

    Di nuovo lei scoppiò a ridere. Ma questa volta la cosa non mi irritò. Mi resi conto che non stava ridendo di me. Stava ridendo degli altri. Gettò in aria la coperta e mi prese per mano. Poi mi condusse fuori dal ponte e prese il mio viso fra le sue mani. La notte era gelida, ma le sue mani erano incredibilmente calde. Diresse il mio sguardo verso il cielo.

                  

    "Tu non hai una casa", mi disse. "E non hai un lavoro. No, non hai nemmeno un lavoro. Ma se tu avessi un letto in cui dormire e un tetto sopra alla testa in questo momento non potresti vedere quella luna lassù. Vedresti solo la piccolezza delle cose che possiedi. Perché vedi, mio piccolo Joe, ogni cosa che possiedi ti impedisce di vedere e di apprezzare tutto ciò che non possiedi. E pensa, domani non sai quello che farai, domani non sai quello che ti capiterà. Lo vedi? Dentro al nulla che possiedi si cela la tua libertà. Devi solo saperla apprezzare."

        

    Si staccò da me e ritornò sotto al ponte. Io restai ancora a guardare la luna. Dio, quante volte avevo dormito all’addiaccio?

    E adesso stavo guardando la luna per la prima volta in vita mia. Per la prima volta la stavo guardando veramente. Tornai sotto al ponte con Lisa e mi infilai sotto alla coperta. La guardai e dentro ai suoi occhi vidi la luna.  

     Chi sei?" le chiesi.   

    "Forse un fantasma", rispose lei. "Forse un angelo. Ha qualche importanza?" 

                   

    Lisa stava guardando i buchi sulle mie braccia. Eravamo a Torino, o forse ancora a Milano. Non ricordo.

    Guardava i miei buchi e non parlava. La cosa non mi imbarazzava e nemmeno mi infastidiva.

              

    "Vorrei drogarmi di Arte", disse. "Iniettarmi nelle vene Poesia, Musica, Pittura."

    Cominciò a piovere.

    "Quei buchi che hai nelle braccia", mi disse. "Cosa rappresentano per te?"

    Mi limitai a scrollare le spalle. Non volevo parlare del mio personale rapporto con la signora Morte. Nemmeno con Lisa.

    "Vorrei averne anch’io", disse. "Per capire quel che significa."

    Mi allontanai di scatto. Lisa restò ferma sul marciapiede. Attraversai la strada e cominciai a fissarla. Poco dopo mi raggiunse.

                 

    "Piccolo Joe", mi sussurrò all’orecchio. "Mio povero, piccolo Joe. Non fuggire mai davanti alla realtà. Piuttosto facci a pugni, ma non fuggire mai. Se sei in collera con me non ti allontanare, dammi uno schiaffo piuttosto. Mi faresti meno male, te lo assicuro."

    Io strinsi i pugni. Li strinsi con forza, per impedirmi di colpirla. E… stavo piangendo. Stavo piangendo senza nemmeno accorgermene, e Lisa era lì davanti a me, impassibile. Come se il mio pianto non la interessasse.

                               

    Un sole pallido tentò di emergere fra le nuvole. La pioggia andava già asciugandosi. Passava molta gente sul marciapiede, chi indaffarato per il lavoro, chi rilassato come durante una passeggiata. Io e Lisa eravamo lì, in mezzo a loro, in mezzo a tutti, in mezzo al mondo. Eravamo lì invisibili agli altri, e ci guardavamo senza parlare. Poi lei sorrise. E con la mano mi asciugò una lacrima. La vidi… o forse fu solo un sogno, solo un’illusione ottica….

    Vidi la mia lacrima gonfiarsi sul suo dito come una goccia di rugiada che cade dalla foglia di un albero. Gonfiarsi, gonfiarsi e poi staccarsi dal suo dito… staccarsi e cadere. E vidi me stesso racchiuso, rannicchiato dentro la mia lacrima. E il mondo intorno correva, viveva, continuava la sua folle corsa, mentre io cadevo, precipitavo con la mia lacrima.

    Ed erano spariti i rumori. Era sparito… il tempo, o almeno la mia percezione del tempo. Ed anche lo spazio, tutto stava perdendo concretezza.

    Ed io crollavo, crollavo dentro la mia lacrima. Finalmente toccò terra e si mischiò con la pioggia. Si mischiò e scomparve. Mi risvegliai dal torpore. Lisa era sempre lì, davanti a me, ma adesso non sorrideva più. Il suo sguardo ora era duro, granitico… eppure non impenetrabile. E c’era il mio futuro scritto nei suoi occhi. Il mio futuro che pochi attimi prima avevo visto celato nella mia lacrima.

                               

    "Lisa…" ora non piangevo più. "Io… ti giuro che…"

    Lei fermò le mie parole, e il suo sguardo adesso era tornato dolce, rassicurante.      

                

    "Tu non mi devi niente", disse con calma. "E’ a te stesso che devi giurare. E’ a te stesso che devi promettere. Non a me Joe, ma alla tua anima. A quella parte di te che stai cercando di uccidere."

    Poi Lisa raccolse una foglia da terra. Era gialla e stropicciata, calpestata, umiliata. Restò a fissarla per qualche istante. Poi la baciò. Baciò la foglia e la leccò, la leccò come un francobollo. Infine la appiccicò sulla mia fronte.

    "Ecco", disse. "Ecco la parte di te che stai cercando di uccidere. Eccola, guardala. Guardala, mentre cerca di resuscitare."

    Una brezza lieve tentò di strapparla dalla mia fronte, ma non ci riuscì. Io non capii mai quel gesto, ma quella parte di me che stava morendo lo capì. E ricominciai a vivere.

    Ero di nuovo ubriaco. E anche Lisa. Ed entrambi eravamo euforici. Il treno viaggiava ormai da più di tre ore senza sosta, e l’odore del fieno era denso e penetrante. Eravamo in una specie di carro bestiame, anche se non c’erano animali con noi. Diretti verso chissà dove, verso chissà quale città.

    Il treno rallentò. Dapprima impercettibilmente, poi più decisamente. Sentii i freni fischiare. Infine si fermò.

    Lisa si alzò, instabile sulle gambe. Faticò a trovare l’equilibrio.

    "Scendiamo", disse. Aprì il portellone e mi prese per mano. "Scendiamo qui, Joe."

    Fuori c’era il sole. Eravamo in aperta campagna, forse Toscana, forse Umbria. Lisa mi trascinò giù dal treno. Anch’io barcollai. Ci rotolammo nell’erba respirandone il profumo.

    "Ancora un po’", disse lei. "Dai Joe, ancora un po’." Afferrò la bottiglia di whisky e tirò un altro sorso.

    "Non ti sembra di esagerare?" le dissi. "Non siamo già abbastanza ubriachi?"
    Lei avvicinò la sua bocca alla mia. Parlò piano, e il suo alito sapeva di whisky.

    "L’esagerazione è il sale della vita", disse. "Ancora whisky, dai."

    Era la prima volta che la vedevo così. Che la vedevo fuori di sé, che la vedevo perdere il controllo. Le porsi la bottiglia e Lisa bevve avidamente. Poi la passò a me. Poi ancora lei. E poi di nuovo io. Fino a che ci addormentammo lì in mezzo all’erba, senza sapere dove eravamo, chi eravamo. Ma sapendo di esistere.

    Fu la musica a svegliarmi. Una musica soave di flauto. Mi alzai e il mondo barcollò. Lisa stava ancora dormendo. E russava, Dio santo come russava. La cosa mi divertì parecchio, però non riuscii a ridere. Perché c’era la musica. La musica che mi aveva tolto ogni percezione del mondo esterno. Proveniva da ogni direzione, forse proveniva da dentro me. Cercai di muovermi, ma subito caddi in ginocchio. E restai lì, mentre la musica continuava a riempire le mie orecchie, a inondare il mio spirito. Poi Lisa fu al mio fianco. La guardai e lei si alzò, incredibilmente stabile sulle gambe. Allargò le braccia e chiuse gli occhi. Cominciò a danzare, e la musica cresceva, diventava più forte, più profonda. Mi accorsi che era la musica a seguire il ritmo della danza di Lisa. E anche le foglie, l’erba danzavano con lei. Io non potevo far altro che starmene lì inginocchiato e guardarla mentre confondeva il suo corpo con le foglie e il suo spirito con la musica.

    E’ lei che sta suonando? Mi chiesi. E’ da lei che sta uscendo la Musica? E’ lei stessa la Musica?

    Stava entrandoci dentro. O forse stava solo mischiandosi. Lisa, la piccola Lisa stava per diventare Arte. Era un addio quello, lo sapevo, lo sentivo, tuttavia non riuscii ad essere triste.

    E Lisa danzava, Lisa era Musica, era sempre di più Arte. Poi ci fu Vento, e Musica ancora e Danze…

    Fu il silenzio a svegliarmi. Lisa non c’era più. Tuttavia c’era, potevo respirarla, annusarla, sentirla dentro alla Natura, ritrovarla attraverso l’Arte. Restai inginocchiato ancora un poco, poi riuscii ad alzarmi. Raggiunsi la mia bisaccia e tirai fuori la coperta. Accarezzai la sua guancia col tramite di un filo d’erba.

    Poi una brezza lieve, ed era la voce di Lisa: "Un giorno riuscirò ad entrarci dentro, Joe. Riuscirò ad entrare nella Musica, ad essere Musica. E quel giorno, Joe, arriverò alle tue orecchie ed entrerò nel tuo spirito. E poi ti guiderò dentro alla magia dell’Arte."

    E finalmente dormii, dormii tranquillo dopo mille secoli di buio e paura.

    August 09

    trunks e goten

    L'intervista


    tati : Buonasera e benvenuti a questa puntata del SuperXXXShow! Questa sera abbiamo due ospiti d'eccezione con i quali faremo una bella chiacchierata. Ecco a voi il primo ospite... e' il figlio minore del vincitore del prestigioso torneo Tenkaichi, Son Goku, nonche' un mezzo-saiyan. Signori, un bell'applauso per Son Goten!!!

    Goten : 'Sera...

    tati: E il nostro secondo ospite e' il figlio del principe dei Saiyan, Vegeta, ed erede della Capsule Corporation! Diamo il benvenuto a Trunks Briefs!

    Trunks : Salve a tutti...

    tati : Bene ragazzi. La prima cosa che vi chiedo e' come vanno gli allenamenti.

    Goten : Allenamenti?

    Trunks : Che allenamenti?

    Tati : ...ma come? Non vi allenate quotidianamente, come i vostri illustri genitori?

    Goten : No, a dire il vero ci alleniamo di rado.

    Trunks : Abbiamo di meglio da fare!

    Tati : Ad esempio...?

    Trunks : Io dirigo la Capsule Corporation e ho un sacco di responsabilita'!

    Goten : E io sono all'universita', quindi devo studiare!

    Tati : Capisco. E i vostri genitori che dicono? Anzi, lo chiedo direttamente a loro che sono in prima fila tra il nostro pubblico. Signor Vegeta... che ne pensa del fatto che suo figlio non si allena?

    Vegeta : Hn.

    Tati : ...lasciamo stare. E lei,signor Goku? Che ne pensa?

    Goku : Che ne penso di cosa?

    Tati : ...del fatto che suo figlio Goten non ama allenarsi...

    Goku : Oh, si... non mi importa granche'. Goten e' libero di fare quello che vuole^^

    Tati : ...cambiamo domanda che e' meglio! Allora Trunks. Sei fidanzato?

    Trunks : Ehm... dipende...

    Tati : Dipende da cosa?

    Trunks : Dai punti di vista...

    Goten : EHI!

    Tati : Sentite, cerchiamo di collaborare. Quali punti di vista?

    Trunks : I miei... diciamo che si, sono fidanzato.

    Ragazze tra il pubblico : NOOOOOOOOOOOO

    Tati : Per cortesia, facciamo silenzio su! Puoi dirci qualcosa della tua ragazza?

    Trunks : Ehm... preferisco di no.

    Tati : ... di bene in meglio.  Goten, e tu? Sei fidanzato?

    Goten : Si!

    Tati : Magnifico! E che ci dici della tua ragazza?

    Goten : Nulla.

    Tati : ...se invitavo Vegeta era meglio. Vediamo... parliamo un po' dei vostri rapporti con la famiglia! Goten, parlaci di tuo padre e tua madre.

    Goten : Beh, mio padre e' Goku! Mia madre invece e' Chichi!

    Tati : E...?

    Goten : 'e...?' cosa??

    Tati : Mamma mia, ma devo strapparvi le parole con le tenaglie?? Raccontaci un po' di loro, di come vivete, di cosa fate... su su...

    Goten : Ah si. Mio padre passa tutto il giorno ad allenarsi con Vegeta...

    Chichi (dal pubblico, rivolta a Goku) : Invece di andare a lavorare, brutto scansafatiche che non sei altro!! Dovresti vergognarti! Tutto il giorno con quello la'! E se ne vanta pure, stupido scimm...

    Vegeta (dal pubblico) : TACI ONNA!

    (scrosciano gli applausi)

    Chichi : TACI ONNA A CHI?

    Vegeta : HN! Kakaroth, ma come fai a sopportarla?

    Goku : Non la sopporto, infatti, e tu lo sai bene, mio principe...

    Vegeta : Kakaroth... taci...

    Tati : Ok,ok basta! Calmatevi! Goten, tu hai un fratello maggiore vero? Parlaci di lui!

    Goten : Mio fratello Gohan fa il ricercatore. E' sposato con Videl e ha una bambina di nome Pan...

    Pan (dal pubblico) : NON SONO UNA BAMBINA!*yuhuuuuuu* Truuuunks...

    Trunks : ...

    Tati : Che gente...Trunks, passiamo a te. Parlaci della tua famiglia.

    Trunks : Mio padre lo conoscete, e' Vegeta, il principe dei Saiyan. Mia madre e' Bulma Briefs, proprietaria della Capsule Corp. Ho anche una sorellina di nome Bra.

    Tati : Interessante! Quindi tu sei nobile in parte.

    Trunks : Beh, si! Ma non e' che usi il mio titolo.

    Vegeta (dal pubblico) : Non rinnegare il tuo sangue, figlio!

    Trunks : Non rinnego nulla, papa'. Ora non ricominciare, per favore...

    Tati : Va bene, va bene... adesso vediamo un filmato!

    (Parte il filmato in cui Goten e Trunks eseguono la fusione per formare Gotenks. Il pubblico applaude)

    Tati : Quando avete fatto la fusione la prima volta avevate circa 9 anni. Poi l'avete piu' ritentata?

    Trunks : Beh, no...

    Tati : E perche'?

    Goten : Era inutile considerato che stiamo...

    Trunks (occhiacci a Goten) : IN PACE! Poiche' siamo in pace era inutile formare Gotenks di nuovo!

    Tati : Ho come l'impressione che nascondiate qualcosa...

    Goten : Chi? Noi?? Nooooo...

    Tati : Mah. Vediamo un po'... Goten,in che modo l'essere un mezzo-saiyan influenza la tua vita?

    Goten : In effetti la cosa ha i suoi vantaggi. Posso volare, vivere piu' a lungo di un normale essere umano, sentire le aure delle persone, mi so difendere in ogni occasione... mi piace essere un saiyan!

    (Goten fa il gesto di vittoria alla platea e diverse ragazze tra il pubblico urlano in delirio 'Goten sei bono!')

    Tati : Buoni! Silenzio! E a te piace essere un saiyan, Trunks?

    Trunks : Certo! Sono orgoglioso della mia razza pero' devo ammettere che avrei preferito tenermi la coda. Invece i miei me l'hanno fatta tagliare appena sono nato.

    Tati : La coda?? Voi saiyan avete la coda??

    Goten : Si, non lo sapevi?

    Trunks : E' un parte molto sensibile, e inoltre solo avendo la coda possiamo trasformaci in Super Saiyan 4!

    Tati : Ma se e' una parte sensibile, e' anche un punto debole, o sbaglio?

    Goten : Non sbagli pero'... ecco... e' utile anche in un altro senso...

    Trunks : Goten... io non toccherei il discorso...

    Tati : Noooo, tocchiamolo invece. Che discorso? In che senso??

    Goten : Beh... e' molto... 'sensibile'... non so se mi spiego...

    Tati : No...

    Trunks : E' una zona erogena...

    Tati :  Aaaaaah, magnifico! Vediamo... si e' tardi, i bimbi sono a nanna e noi possiamo occuparci di cose piu' interessanti. Non avendo piu' la coda quindi perdete molto in un rapporto no?

    Goten : Certo che no perche'...

    Trunks : GOTEN!

    Goten : ...Cioe'... ecco...

    Tati : Eheh... su Goten, certo che no perche'... perche' cosa?

    Goten : Il punto dov'e' stata tagliata mantiene la stessa sensibilita'...

    Trunks : Qui finisce male...

    Tati : Trunks, la tua fidanzata lo sa che hai un punto cosi' sensibile?

    Goten : Lo sa, lo sa!!

    Tati : E tu che ne sai?

    Trunks (guardando in cagnesco Goten) : Ehm... diciamo che la conosce bene.

    Goten : Molto bene!

    Tati : Mi auguro che non abbiate la stessa ragazza...

    Trunks : ...

    Goten : ...beh, non proprio...

    Tati : Lasciamo perdere va'. Abbiamo un altro contributo filmato...

    (Parte un filmato che mostra Gotenks in azione. Il pubblico applaude)

    Tati : Quando vi fondete, cosa succede esattamente?

    Trunks : Ogni soggetto acquisisce i pensieri e la memoria dell'altro. Pero' ci sono anche dei problemi...

    Goten : Infatti spesso non si riesce a capire se un sentimento o memoria e' il proprio o dell'altro.

    Trunks : Pero' in compenso aumenta l'affiatamento tra i due guerrieri...

    Goten : E si rafforzano tutti i legami precedenti.

    Tati : Quindi se prima eravate amici ora lo siete ancora di piu'!

    Goten : Gia'! Piu' che amici!

    Trunks : GOTEN!

    Tati :  Ho capito bene?

    Trunks : Che siamo molto amici, eh gia'...

    Tati : ...Trunks, com'e' che si chiama la tua ragazza??

    Trunks : Ehm... Elise... si chiama Elise...

    Goten : E ora chi diavolo e' Elise?

    Trunks (bisbigliando) :Goten tienimi il gioco...

    Tati : Elise eh? E la tua Goten?

    Goten : Uhm... ehm... Skirtie!

    Trunks : ...

    Tati : Skirtie??? Che nome e'??? Sembra quasi un nome da Briefs... ehi... aspetta un momento... ma allora voi due...

    Trunks : Bravo Goten, grandioso...

    Goten : Scusami... io non volevo... io...

    Trunks : Fa nulla, koi, e' tutto ok. Prima o poi l'avrebbero scoperto.

    Tati : SIGNORI! Questo e' un grande colpo di scena! Trunks e Goten stanno insieme!!

    Pan (dal pubblico) : MA PORCA VACCA TRUNKS! PERCHE' NON MI HAI DETTO CHE ERI GAY???

    Trunks : E perche' avrei dovuto dirtelo?

    Pan : Tu mi hai tradito!!!

    Trunks : Pan, noi non siamo mai stati insieme...

    Pan : Non importa! Eri mio ecco!!

    Tati : Comincio a capire il motivo della tua scelta, Trunks...

    Goten : Mia nipote sa come essere insopportabile...

    Tati : Da quando state insieme?

    Goten : Qualche anno ormai...

    Trunks : 5 per l'esattezza, da che io avevo 17 anni.

    Tati : Sentiamo i vostri genitori che ne pensano... Signor Goku??

    Goku : Penso di cosa?

    Tati : Mamma mia... cosa ne pensa del fatto che i suoi figli stiano insieme?

    Goku : Uhm... sono contento che siano amici!

    Vegeta : Kakaroth... neanche tu puoi essere cosi' stupido. Parla del fatto che i nostri figli sono amanti!

    Goku : Aaaah quello! Sono contento, Goten non poteva scegliere di meglio!

    Tati : ...e lei Signor Vegeta, che ne pensa?

    Vegeta : Hn, mio figlio puo' scegliere chi vuole.

    Tati : Bene, due persone di mente aperta!! Lei Signora Chichi?? Signora Chichi? C'e' un dottore in sala? La Signora Chichi e' svenuta...

    Vegeta : Non dirmi che non lo sapeva...

    Goku : Beh... io non gliel'ho mai detto...

    Tati : Signora Bulma? Vedo che lei non e' svenuta...

    Bulma : No, anzi io sono contenta! Goten e' un bravo ragazzo!

    Goten : Grazie Bulma!

    Tati : Bene bene... avendo scoperto questo dettaglio piccante, direi che possiamo andare avanti. Trunks, tu sei molto ricco vero?

    Trunks : Si. Vergognosamente ricco...

    (Trunks sorride. Una ragazza del pubblico urla "Anche se sei gay,ti amo lo stesso!")

    Pan : BRUTTA CRETINA! LUI E' MIO!!!

    Trunks e Goten : ...

    Tati : ...di coccio tua nipote eh?

    Goten : ....

    Tati : Ma torniamo a noi. Goten, tu invece sei di condizione modesta vero?

    Goten : Beh... stiamo benino, ma non nuotiamo nell'oro.

    Tati : E questo non ha mai creato discordie tra voi?

    Trunks : No, direi di no...

    Goten : Beh... veramente...

    Trunks : Koi? Perche' ti crea problemi? Non mi hai mai detto nulla!

    Goten : Io... beh non ho molto da offrirti, mentre tu sei cosi' ricco e bello... magari un giorno troverai qualcuno del tuo livello, meglio di me... e mi lascerai...

    (pubblico : aaaaawwwwwwww)

    Trunks : Stiamo insieme da 5 anni e hai ancora questi dubbi?

    Goten : Guarda... il pubblico ti adora, le ragazze ti adorano, tutti adorano Trunks Briefs, presidente della Capsule Corp. Nessuno invece guarda me!

    Trunks : Io ti guardo. Sempre.

    (pubblico : aaaaaawwwwwww)

    Goten : ... Trunks...

    Trunks : ... Goten... koi...

    Tati : Ehm... dunque...

    Trunks : Andiamo a casa!

    Goten : Si, koi!

    Tati : Ehi... EHI FERMI... dove andate... ehi!! Uhm... allora... siamo senza ospiti! Rimedio subito! Signor Goku e Signor Vegeta! Venite sul palco!!

    (Goku tocca la spalla di Vegeta e si teletrasporta via con lui)

    Tati : ...Gohan e Videl! Venite voi sul palco!!

    Pan : CI VENGO IO!!!

    Tati : ...oooooh ma che peccato! Siamo purtroppo giunti al termine di questa serata! E' stato un piacere essere in vostra compagnia! Arrivederci alla prossima!!

    Pan : EHI...EHIIIIIIIIIIIIIII


    Fine

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    August 08

    tonio mon amur

     
     
    ecco lo vedete?
    si lui vestito come mio nonno quando a 12 anni giokava per i prati vestito da hobbit.
    be lui è il mito dei noaltri!
    lui ha ricevuto più successo di,sophie merceau con il tempo delle mele,
    con la sua melevisione.
    il genio che ha osato sfidare art attack con i suoi lavoretti pastosi di colla per far
    felici folleti, orchi e streghe divoratrici di vermi caramellosi
    lui con il suo sguardo triglia/pesce palla ha fatto innamorare miglioni di bambine (compresa io) dai 5 anni in giù.
    delicattissimo e dolcissimo, talmente ingenuo che gli bastava un bacIo sulla guancia
    per alzare la bandiera nei pantaloni.
    innamorato della fatina che parlava solo a versi
     
    che aveva talmente rotto le balle che il fratello a forsa di scappare da lei
    era diventato il più veloce del mondo
    e l'altro per non sentirla dormiva.....
    lei per me era frigida,
    o semplicemente stupida, dato che non recepiva i messaggi del nostro tonio!
    non si accorgeva che bastava una sua poesia
    che tonio andava nel mondo dei sogni e rimaneva in coma per 10 min,
    naturalmente dopo il balletto allo zecchino d'oro.
     
    poi la notizia bomba
    una delle mie amiche +strette tiffany, se ne esce dicendo che è morto.
     di una morte orribile. overdose.
    non è che ci so rimasta male, di più, il mio elfo ingenuo in realtà era un tossico
    che magari andava a battone.
     
    infatti era tragicamente tornato a città laggiù.
     
     
    passarono minimo 5 anni.
    quel tonfo dal cuore non mi si era mai tolto.
    poi il colpo.
    tonio era vivo
    su rai due
    vestito addirittura con i jeans!
     
    adesso naturalmente gli si contano le rughe e zampe di gallina ed è un pò flaccido
     ma non ha
    importanza
     
    TONIO VIVE!!!!!!!!!!!
     
    August 07

    skater

    no cioè io pure tipo per forza.
    prima lo facevo poi un ollie ma spaccato le gambine....
    e adesso anche un ollie è fatale per le mie ginocchia
     
    però è troppo bello, il fascino irresistibile dello skater
    magari ne trovassi uno.....
    pure brutto non me importa (ne che io sia bella eh!)
    basta che è no skater
    apparte che già come se vestono sarebbe da saltaglie addosso
    vabbè il mio futuro è nelle mani di uno skater....
     
    August 05

    anchio sono francesco

    Anche io sono Francesco
    nei giorni in cui riesco
    ad evitar scianghette e falli in questo posto.

    In questo grande prato che chiamano la vita
    anche io sono Francesco
    anche io ho la mia sfida.

     

    Ed ho avversari anche io scorretti
    e tiri che mi sembravano perfetti
    ma come amori se ne vanno
    e dentro anch'io ho canzoni e cori
    e oltre centomila cuori che cantano

     

    Io come te... ma che bello è...

    Qua, eccoci qua, c'è Roma che risplende
    e qui nessuno mai s'arrende.
    Ma dimme che c'ha 'sta città, in cui rinasco e cresco...

    ...che me fa dì "anche io sono Francesco"...

    Anche io sono Francesco
    che mi rialzo quando casco
    anche se ho chi fischia contro...
    ...e certe facce che non racconto
    e prendo anche io botte da dietro.
    E lotto, e sudo spesso, metro dopo metro
    finchè non fischiano che basta...
    Io sto con te... ma che bello è...

     

    Qua, eccoci qua, c'è Roma che risplende
    e qui nessuno mai s'arrende.
    Ma dimme che c'ha 'sta città, in cui rinasco e cresco...

    ...che me fa dì "anche io sono Francesco"...